Il libro dell’anno scorso che era, in effetti, molto carino, pare abbia venduto un discreto sbrago: non so i numeri, ma l’ho visto un bel po’ in giro e ne ho sentito parlare in posti insospettabili, quindi penso abbia avuto successo, sospetto confermato dall’uscita, a circa un anno di distanza, nella stessa stagione, di un seguito.

A occhio direi, però, che in tantissimi l’hanno comprato ma in pochissimi (tra cui me /flex) l’hanno risolto, visto che in questo seguito Bartezzaghi e Tamburini hanno considerevolmente abbassato l’asticella del livello di difficoltà: nel primo libro, infatti, alcuni errori erano davvero ostici da scovare e richiedevano non solo una conoscenza basilare della grammatica italiana e un discreto colpo d’occhio, ma anche un’attenzione al testo nel suo insieme, diversi avanti e indrera per scovare errori di coerenza interna nel libro e in alcuni casi anche un discreto sapere accademico, quando ad esempio un tal personaggio di un tal altro libro veniva menzionato col nome sbagliato e bisognava sapere quale fosse quello giusto.
E non era tutto: anche l’enigma finale da risolvere assemblando le correzioni di ciascun capitolo non era per niente banale, e conteneva a sua volta un altro enigma, in un insieme di scatole cinesi davvero ostico e, una volta risolto, davvero godurioso.
Temo però che sia stato godurioso per troppo poche persone e che l’intento sia stato di allargare il bacino di goduriosità, perché nel secondo libro c’è molto meno di tutto ciò: gli errori da scovare sono sei per capitolo anziché dieci, e nella stragrande maggioranza dei casi sono solo errori grammaticali, che non richiedono saperi “altri” se non in rarissimi casi, e anche gli enigmi da risolvere assemblando le correzioni scovate sono sensibilmente più facili - o forse lo sono sembrati a me perché seguono all’incirca lo stesso meccanismo del libro precedente, che per me non era più nuovo, vai a sapere.
In questa operazione di accessibilità dell’enigmistica Bartezzaghi, che anche solo per il cognome che porta di enigmistica due o tre cose le sa, fa comunque un gran bel lavoro, perché il libro nel libro è un manuale di enigmi che spiega, a te lettore e alla voce narrante che lo legge insieme a te, come funzionano diversi enigmi classici della pagina della sfinge, prendendoti per mano e guidandoti alla risoluzione di giochi linguistici sempre più complessi e che, per permetterti di ricavare i pezzi con cui costruire l’enigma finale, non richiedono una soluzione perfetta.
Sostanzialmente, se il primo libro era Dark Souls, questo è Elden Ring: più accessibile, con diversi elementi in più di quality of life, ergonomia, e attenzione al fatto che il lettore ha comunque una vita, al punto che questo l’ho risolto tutto da solo in un paio di sere e un lungo viaggio in treno, mentre il primo mi ha tenuto impegnato per settimane, ma capisco che, proprio come Dark Souls e Elden Ring, i puristi possano apprezzare più il primo del secondo.

Come stavo quando ho risolto il primo libro.
A questo punto, il dilemma è: vi consiglio di partire dal primo per andare in ordine, o di partire dal secondo che è più accessibile?
Ma che ne so, fate voi.
Questo comunque tre stelle su cinque se le merita tutte.