Davide Morosinotto - Otto invincibili

Davide Morosinotto l’avevo già spizzato diverse volte in libreria, quando mi aggiro nella sezione bambini o young adult alla ricerca di cose da leggere col Filo: diversi suoi libri hanno copertine molto accattivanti e hanno vinto premi, o comunque sembravano interessanti dalla quarta di copertina.

Dato però che sono rimasto scottato amaramente di recente da un libro con la copertina figa nella sezione “giovani” della libreria, non me l’ero sentita, almeno finora, di investire soldi e - soprattutto - tempo in uno dei suoi libri, ma un’oretta di tempo per andare a vedere la sua presentazione dell’ultimo libro, in una libreria a cinque minuti da casa, direi che non potevo proprio negargliela - ed è stata un’ottima idea.

Al di là del fatto che lui mi è parso molto simpatico, appassionato e super competente (ha raccontato in lungo e in largo gli sbatti e le ricerche che fa per rendere credibili i personaggi che scrive), mi ha colpito molto come ha descritto il suo processo creativo, che parte da uno studio estremamente approfondito della personalità e del background dei personaggi, al punto che quando poi inizia a scrivere fisicamente il libro non ha in mente quasi niente della trama, ma conosce così bene i personaggi che quello che fanno poi sulle pagine e che dà luogo alla trama stessa non è altro che l’unica scelta che avrebbero potuto fare, di volta in volta.

Se questa non è la definizione di character-driven, allora non so cosa.

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E se conoscete un tantino i miei gusti, sapete che la narrativa che si concentra sui personaggi, su cosa pensano, su perché fanno quello che fanno, su chi sono, più che considerarli pedine al servizio della trama (Scott Hawkins ti odio ancora) è esattamente quella che piace a me.

Poi diciamocelo, i personaggi di questo libro sono obiettivamente fighissimi: gli otto invincibili del titolo sono otto sedicenni magici, immortali e per questo addestrati alla perfezione nel combattimento, che secoli fa sono stati sconfitti dal Re Drago e ai quali sono stati imposti dei collari magici con una chiave ciascuno.

Il portatore di ciascuna chiave può dare ordini al suo invincibile, e lui o lei li eseguirà forzatamente, senza poter obiettare in alcun modo; ogni invincibile, poi, è anche obbligato a proteggere il proprio portatore di chiave e non può toccare nessuna chiave o collare, oltre a essere associato a uno degli otto peccati capitali medievali, che sono i sette che conosciamo tutti più la tristezza.

La storia inizia quando la chiave di uno di questi otto, per l’appunto Tristezza, finisce casualmente in mano a una contadina molto sveglia: da lì in poi si alternano la storia di Ella e Tristezza e diversi flashback sul passato degli otto invincibili.

E di base la storia è semplice: insieme vanno a liberare gli altri sette fratelli per poi andare a schiaffeggiare il Re Drago, ovvio inciucio tra i due protagonisti, peripezie, battaglie, spade, morti, inseguimenti, cose, pimpumpam.

MA.

Ma al di là del fatto che tutto quanto sopra è scritto davvero da paura, con un ritmo serratissimo, diversi colpi di scena che non avevo visto arrivare e qualche momento in cui assisti ammirato alle scelte dei personaggi, ci sono anche diversi temi molto interessanti, soprattutto visto che si tratta pur sempre di un libro young adult, il cui target di età è più o meno lo stesso dei protagonisti, tipo quello del consenso: quando Ella dà a Tristezza un ordine magico, lui è magicamente costretto a eseguirlo, in una condizione di dissociazione in cui assiste al suo corpo che si muove indipendentemente dalla sua volontà, e una delle prime cose che le dice è sostanzialmente “se me lo chiedi lo faccio lo stesso, ma per favore non ordinarmelo”.

E oltre al collare, gli invincibili, che tecnicamente potrebbero fare il cazzo che gli pare, lungo la trama del libro scoprono che anche se sono invincibili dei vincoli ce li hanno, tipo la cavalleria che impone loro di prestare fede alla propria parola, o un giuramento che va rispettato, o ancora il fatto che una persona che ti sta a cuore ti ha chiesto, direttamente o indirettamente, di fare qualcosa.

Morale: personaggi fighissimi, storia bellissima, scrittura clamorosa, riflessioni interessanti su temi non banali: cazzo vuoi di più?

Vai a leggerlo e ringraziami.

Quattro stelle e mezza su cinque.