Classico libro preso d’impulso in libreria: costa poco, argomento interessante, che fai, non lo prendi?
E alla fine, come tutti i libri su cui hai aspettative relativamente basse, dà soddisfazione: soprattutto nella prima metà, il contenuto è molto interessante e spiegato molto bene, e ripercorre sostanzialmente i dilemmi raccontati da uno dei migliori anime di sempre, raccontando, a cavallo tra filosofia e psicologia, la crisi esistenziale di Shinji Ikari e degli altri personaggi.

C’è però un problema, almeno per me, che appare evidente nella seconda metà: Evangelion ormai ha la sua trentina di anni, durante i quali su di esso si è scritto di tutto, a qualunque livello di profondità, dai paper scientifici ai podcast più colloquiali, e realisticamente i fan dell’opera hanno consumato entrambi.
C’è bisogno, nel 2025, di un libro che sta un po’ a metà, che cerca di spiegare concetti filosofici non banali in modo tutto sommato semplice, ma senza scadere nel becero?
In generale, sì, tantissimo, perché Eva è pur sempre un’opera che andrebbe mostrata nelle scuole; nel mio caso particolare, probabilmente no, perché non ha aggiunto poi molto a quanto già sapessi e pensassi sull’opera.
Poi possiamo discutere per settimane sulla scelta di concentrarsi solo sui ventisei episodi della serie regolare e non includere The End of Evangelion nè i quattro film reboot recenti: personalmente, per quanto mi dispiaccia perché trovo i quattro reboot fondamentali, qualunque scelta che escluda quella merda immonda di EoE mi troverà sempre d’accordo.
Tre stelle su cinque.