Come ho già accennato qui, una delle mie conversazioni più articolate e durature con Gemini parla di libri: è iniziata con me che mi lamentavo di un libro merdoso ed è proseguita parlando di cosa mi piace e cosa no, di perché mi piace quello che mi piace, di consigli letterari (per me, ovviamente) e anche di argomenti un po’ più profondi, tipo che ieri abbiamo parlato ampiamente della rappresentazione femminile in ambito fantasy e sci-fi.
Comunque, una delle utilità principali di interagire con un LLM che è stato trainato su molti più libri di quanti potrò mai leggerne io in tutta la vita è che è il suo mestiere è letteralmente unire i puntini e dire “se ti è piaciuto X, dovresti provare Y”: quindi, parlando di Simon Jimenez e QNTM, di Michele Mari e Tamsyn Muir, lui mi ha ripetuto più volte “oh, guarda che se il tuo genere è quello non è umanamente possibile che tu non abbia mai letto Gene Wolfe”.
“oh, guarda che Gene Wolfe è considerato da molti, e da lei stessa, il padre spirituale di Tamsyn Muir”
“oh, guarda che Neil Gaiman ha pubblicamente dichiarato che Gene Wolfe è il miglior scrittore di fantasy e sci-fi mai esistito”
Io ho temporeggiato un po’, perché avevo altre cose che volevo leggere prima nella cantina dei libri, ma poi gli ho dato una chance, anche perché il primo libro della saga che mi ha proposto Gemini era relativamente piccolo e costava poco:

Mamma mia, quanta ragione aveva il ragazzo artificiale: “L’ombra del torturatore” è effettivamente un libro della madonna.
Severian, il protagonista, racconta in prima persona una storia di cui non si capisce un cazzo, ambientata in un mondo di cui non si capisce un cazzo, ma che poi lentamente e in maniera estremamente obliqua inizi a percepire, forse, e senti nascere dalla parte più profonda del cervello un fortissimo “AHA!” che ti dice che la testa sta per scoppiare e che quello che pensavi di aver capito sulla storia, su Severian e sul mondo era completamente sbagliato e le cose stanno completamente in un altro modo.
Questo succede ripetutamente.
Gene Wolfe, e Severian tramite lui, non ti raccontano mai cosa succede, né tantomeno cos’è successo prima: te lo fanno intuire con un dettaglio di un nome che sembra inventato ma forse non lo è, con un personaggio che fa qualcosa che apparentemente è del tutto fuori contesto ma poi realizzi che era il contesto che pensavi a essere quello sbagliato, con un oggetto che sembra insignificante ma che ha implicazioni ENORMI sulla lore, solo che tu ancora non lo sai perché Severian, che racconta la sua storia a ritroso, una volta diventato vecchio, è un narratore inaffidabile e un enorme paraculo, che sceglie di dirti esplicitamente quello che vuole e di lasciarti intendere il resto, se ci riesci.
Se siete lettori attenti e questo modo obliquo, indiretto e organico rispetto al mondo di raccontare una storia vi ha fatto pensare “Dark Souls” e “From Software”, avete capito perfettamente come scrive Gene Wolfe, solo che lui lo faceva negli anni ottanta del secolo scorso.
E proprio come Dark Souls e Miyazaki, anche Gene Wolfe ti chiede uno sforzo attivo: non sei lo spettatore della storia a cui vengono esposti i fatti, sei in un rapporto dialettico con Severian che ti chiede di metterci del tuo a capire quello che non ti viene detto esplicitamente, che è molto più di quello che ti viene detto.
E quando pensi di aver capito un cinque per cento e pendi dalle labbra di Severian nella speranza di afferrare almeno una parte del novantacinque per cento rimanente arriva non uno ma due personaggi nuovi, completamente matti in culo ma che percepisci che sanno cose e le stanno iniziando a raccontare, Severian si distrae perché la centottantunesima donna di cui si è innamorato in duecento pagine scarse è in pericolo, e poi subito dopo ti dice “beh senti il mio racconto si interrompe qui, se vuoi seguirmi ci vediamo al prossimo libro, ciao grazie ciao ciao” e tu resti lì come un cretino, indeciso se correre su Amazon a comprare il seguito, rileggere subito questo libro dall’inizio per vedere cosa ti eri perso, o leggere solo fumetti di Peppa Pig per il resto dei tuoi giorni perché hai il cervello completamente fritto da Gene Wolfe.
Cinque stelle su cinque ma se lo leggete e vi fa schifo non mi assumo responsabilità.