Mentre io e il Filo leggevamo Pseudonymous Bosch, ho realizzato che alcune delle vibes che dava le avevo già avute altrove: l’ironia con cui l’autore descrive le situazioni in cui ai personaggi va tutto malissimo, che trasforma scenari effettivamente tragici e, almeno in apparenza, senza vie d’uscita in avventure divertenti, almeno per noi che le leggiamo da fuori, il rapporto un po’ tongue-in-cheek col lettore, che nel leggere diventa in qualche modo complice, o quantomeno partecipe della vicenda e non un innocente spettatore…mi hanno ricordato un sacco Lemony Snicket.
O almeno, mi hanno ricordato il film di Lemony Snicket con Jim Carey, visto che i libri non li avevo letti, ma sapevo che era tratto da una serie di libri: ho chiesto al mio interlocutore letterario artificiale abituale e lui in effetti ha confermato che c’era un ampio spazio di sovrapposizione tra i due autori che scrivono dietro uno pseudonimo.

E lo spazio di sovrapposizione c’è non tanto nella trama, per quanto in entrambi ci siano dei protagonisti preadolescenti a cui succedono cose gravissime, ma nel rapporto tra autore e lettore: Lemony Snicket non è uno che ti racconta una storia, magari rendendola più facile da capire perché sei un bambino, ma è uno che si mette in una posizione paritetica con te, ti dice chiaramente che non dovresti leggere questo libro perché è una merda e succedono le peggio atrocità, e non si fa problemi a usare parole e concetti complicati, spiegandoteli in maniera assolutamente organica cosa significano o, meglio ancora, facendoteli dedurre dal contesto, perché sa che sei una persona intelligente.
Certo, la cornice del narratore ammiccante non funzionerebbe se la trama non stesse in piedi e non fosse avvincente, e la sequela di drammi che coinvolgono i tre orfani Baudelaire lo sono eccome: il conte Olaf, per quanto io lo associ a Jim Carey, è un villain credibilissimo, spaventoso il giusto, almeno per il livello del Filo, da farti mangiare le unghie per la tensione mentre leggi che cazzo combina a quei tre sfortunati, e in generale i personaggi hanno quel livello di surreale un po’ Roald Dahleggiante per cui sono realistici ma non del tutto, quindi pure quando c’è della tensione lo sai che non è vera e quindi si stempera tutto un po'.
Bonus points: è corto e si legge in fretta, e i capitoli sono esattamente della dimensione giusta per la lettura pre-nanna.
Quattro stelle su cinque, penso proprio leggeremo anche gli altri, proprio come con la saga di Pseudonymous Bosch.