N.K. Jemisin - The Obelisk Gate

Quando ho letto il primo libro della trilogia non mi era dispiaciuto ma non mi ero neanche strappato i capelli, nè me li sarei strappati se avessi potuto: un bel libro, ok, mi ero detto, ma c’è di meglio.

È passato un anno e mezzo, e di meglio ho letto ben poco, ma ho letto molto di peggio, per cui, vuoi per completismo, vuoi perché in effetti il primo libro mi è rimasto più di quanto non lasci intendere quello che ne avevo scritto allora, ho deciso di leggere anche il secondo.

E il secondo, con tutti i difetti che hanno sempre i secondi capitoli delle trilogie (tranne The Empire Strikes Back, ovviamente), è comunque una bomba, tanto quanto lo era, col senno di poi, il primo.

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È una bomba perché ha molti degli aspetti che mi piacciono nei libri.

Ha un worldbuilding interessante, coerente e non banale: la magia è la capacità (circa) di controllare i movimenti sismici della terra, e chi ce l’ha ce l’ha perché ci nasce, ma è odiato temuto schifato da tutti gli altri perché è pericoloso, tant’è che gli orogeni vengono sostanzialmente schiavizzati da piccoli e totalmente deumanizzati e uno degli eventi scatenanti dell’intera trilogia è il marito della protagonista che scopre che lei e i due figli sono orogeni, smatta e uccide il figlio piccolo a pugni.

(Se pensate che questo tema abbia un qualche legame col fatto che NK Jemisin è una donna americana di colore, credo sia assolutamente una supposizione corretta.)

Nel secondo libro assistiamo, come nel primo, a diverse narrazioni parallele e intrecciate: c’è la protagonista, Essun, ormai adulta e matura, che cerca per l’ennesima volta di trovare il suo posto nel mondo mentre il suo anziano maestro e amante, morente, cerca di trasmetterle la conoscenza grazie a cui ha gettato il mondo in una stagione post-giga evento sismico e quindi in uno stato quasi postapocalittico, e perché l’abbia fatto e cosa debba fare lei dopo, e poi c’è sua figlia, Nassun, portata via di corsa dal padre dopo il fattaccio col fratellino, verso un posto in cui curano gli orogeni e in cui, ovviamente, lei scoprirà che non può sfuggire alla propria natura e anzi, il destino del mondo è in mano sua oltre che in quelle di sua madre.

Da qui si capisce abbastanza che ha uno degli altri aspetti che ha che mi piacciono nei libri: per usare dei termini tecnici, è una storia character-driven anziché plot-driven, ossia il focus è sui personaggi, sui loro stati d’animo e su cosa li porta a fare le scelte che fanno e che poi influiscono sulla vicenda e sul mondo che sta loro attorno, più che sugli eventi in sè.

Detesto i libri in cui i personaggi sono solo dispositivi narrativi che servono all’autore a far avanzare la storia per far succedere quello che vuole far succedere: mi sono già lamentato altre volte di libri così, e invece NK Jemisin fa esattamente l’opposto, ti racconta cosa pensano Essun, Nassun, Alabaster, Hoa e tutti gli altri perché sono persone (oddio, non tutte) vere, non pedine.

E il loro essere persone vere fa sì che succeda un’altra cosa che mi piace tantissimo nei libri: non sai dove cazzo andrà a parare la storia, nel modo più totale, perché può succedere letteralmente qualsiasi cosa, visto che man mano la portata della questione si sposta da “oh no Essun non sa se deve aiutare le persone a sopravvivere o cercare sua figlia” a “ok dobbiamo far cambiare orbita alla luna per porre fine definitivamente alla guerra tra Padre Terra, gli umani, gli orogeni e i mangiapietre tutti contro tutti” e non sai chi dovrà affrontare chi, chi sopravvivrà, chi no, chi ha ragione, chi no - non sto neanche a pormi il problema di chi sia “i buoni” e chi no, perché ovviamente la questione è ampiamente più sfaccettata di così, stiamo parlando di persone vere (nella misura in cui sono persone vere personaggi di un libro fantasy/sci-fi), per l’appunto.

Infine, non sai dove andrà a parare la storia anche perché NK Jemisin fa l’ultima cosa che mi piace nei libri: ti tratta da persona adulta, non ti prende per mano spiegandoti per filo e per segno le cose ma ti butta in un mondo che non è il nostro (forse) e sono fatti tuoi raccapezzartici, capire chi è chi, cosa vogliono dire alcune parole, perché alcuni personaggi si comportano come si comportano e, in definitiva, unire i puntini e metterci del tuo anziché semplicemente leggere passivamente una storia che va da un punto A a un punto B.

E lo fa mettendoci in mezzo anche delle pagine scritte davvero da paura, come quando Hoa, il mangiapietra che segue Essun dappertutto e che è la voce narrante del libro, è praticamente morto ma grazie all’aiuto di Essun risorge da una specie di uovo di pietra incandescente, e lei gli chiede “sei umano?”

“E tu?”

“Molti sostengono di no, ma io mi ci sento, quindi sì.”

“E allora perché lo chiedi a me?”

Bel missile, Hugo meritato e sicuramente leggerò il terzo.

Cinque stelle su cinque, a questo e retroattivamente anche al primo, che è molto meglio di quanto non avessi scritto allora.