Pietro Dell'Oglio - Cronache di una Geometrista di Armonica

Io e la produzione culturale italiana non andiamo tanto d’accordo, in generale, ma, più nello specifico, io e il fantasy italiano proprio non ci prendiamo, almeno di solito.

Io però ci provo, ci voglio credere, e infatti qualche settimana fa sono andato a Strani Mondi con tutto l’entusiasmo possibile e sono tornato a casa con il portafoglio sensibilmente più leggero e la cantina dei libri molto più fornita.

(La definizione di “cantina dei libri” anzichè di “scaffale dei libri da leggere” mi piace molto e la userò sempre d’ora in poi, giusto dare credito all’autore)

C’era l’editore del libro di cui al post precedente, sì, dal quale mi sono ben guardato dal comprare alcunché, e pure l’autore, ma soprattutto c’erano molti altri editori e autori su cui ha più senso concentrarsi e di cui parlo molto più volentieri, perché se lo meritano e di cui parlerò man mano che svuoto la cantina dei libri, ma posso già raccontare con piacere di Pietro Dell’Oglio e di Fucine Editoriali.

Tutti molto simpatici e gradevoli, al punto che ho comprato volentieri due libri suoi e probabilmente ne prenderò altri in futuro, perché - e questo è quello che conta - il primo libro che ho letto non è affatto male, anzi.

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Ammetto che Pietro me l’ha venduto facilissimo mentre ne parlavamo a Strani Mondi: la nostra conversazione è stata all’incirca così:

“Nel mondo la magia è basata sulla geometria, il libro parla di una studiosa della magia che si trova a studiare e usare delle forme geometriche proibite” “La cosa della geometria mi ha incuriosito, e come hai descritto la protagonista mi ha dato delle vibes di “The Fifth Season”” “Beh sì, può essere, alla fine è una delle mie trilogie preferite, che poi il tropos ‘il protagonista fa qualcosa di proibito’ c’è in giusto un paio di opere letterarie da Adamo ed Eva in poi” “Shut up and take my money!”

Le vibes di “The Fifth Season” in effetti le ha, ma soprattutto, in comune con NK Jemisin ha il sottotesto politico: la protagonista scopre, lungo l’arco della trama che racconta lei stessa in una serie di flashback, che tutto quello in cui ha sempre creduto non è altro che la storia scritta dai vincitori di una guerra passata, e che la geometria, la simmetria e l’ordine che caratterizzano il mondo in cui ha sempre vissuto sono - anche - le imposizioni culturali di un conquistatore.

Il sottotesto è abbastanza evidente, non è troppo tongue in cheek, o forse sono solo gli eventi recenti del mondo reale che hanno reso il sottotesto di un libro come questo materia di tutti i giorni, ma ciononostante il contenuto politico non è troppo evidente, è comunque ben annegato in una storia avvincente e ben raccontata: il sistema magico è interessante e, soprattutto, approfondito al livello che ti aspetteresti da un libro autoconclusivo.

Non ci sono spiegoni e infodump che ti spiegano per filo e per segno la differenza tra l’esagono e il triangolo, o cosa facciano materialmente i geometristi quando tracciano le figure sul velo della realtà, o cosa sia effettivamente il velo della realtà: è fisicamente un velo? Non lo sappiamo, ma ne sappiamo quel tanto che basta per seguire la trama, che qui non siamo mica una saga da settecento libri e non abbiamo tempo da perdere.

Ho chiaramente avuto la sensazione di compattezza e coesione che si ha spesso guardando un film, almeno un film bello, in contrasto con il respiro più ampio della puntata di una serie, che sai che si può prendere il suo tempo per delle digressioni e degli spiegoni perché durerà mesi: qui no, qui si va dritti al punto, non si dice più di quello che nè necessario, e l’ho apprezzato molto.

Insomma, nel fantasy italiano c’è vita, e anche di qualità.

Tre stelle e mezza di incoraggiamento e di “non vedo l’ora di leggere anche l’altro libro suo che ho preso a Strani Mondi”.