Pseudonymous Bosch - Il titolo di questo libro è segreto

Comprato col Filo una volta che siamo stati in libreria, perché il titolo ci ispirava e la quarta di copertina era beffarda a sufficienza: solo dopo averlo finito abbiamo scoperto che è il primo di una pentalogia e abbiamo comprato al volo anche il secondo.

È perfetto per il livello di sfida di cui ha bisogno lui ora: la storia in sé è abbastanza easy, livello “film della domenica pomeriggio di Italia 1” oppure, se volete, leggermente superiore a “Einstein il pinguino”, un’altra nostra lettura recente.

Ci sono dei regazzini che hanno avventure in contesti suburbani: ok, in questo caso c’è di mezzo una setta millenaria, rapimenti, possibili omicidi (solo minacciati) ma il livello di ansia e thrilling non è più di quello di “Piramide di Paura”, per capirci (paragone appropriato perché la setta millenaria ha appunto origini egizie e la scena finale si svolge in una piramide)

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Il grosso valore del libro, però, non è l’avventuretta da domenica pomeriggio in sé, ma la cornice a base di metaletteratura in cui è incastonata.

Il narratore, infatti, buca spesso e volentieri la quarta parete e si rivolge al lettore, soprattutto all’inizio e alla fine, per metterli in guardia dall’enorme pericolo che corrono se proseguono nella lettura di questo libro e dei successivi, perché contiene segreti spaventosissimi di cui nessuno dovrebbe mai essere messo a parte.

Questa cosa ha molto divertito sia me che il Filo, perché in effetti Pseudonymous Bosch scrive molto bene, e la quantità di wink wink nudge nudge è perfetta per farti sentire figo e trasgressivo il giusto, ma soprattutto per ribadire che dietro le storie ci sono sempre delle persone che le scrivono e le raccontano, e che condividere le storie, anche - soprattutto - quando sono segrete, trasgressive e pericolose, è una figata che unisce le persone, sia quelle a distanza che scrivono e leggono libri che quelle che li leggono assieme la sera prima di dormire.

Quattro stelle e mezza su cinque.