Quando sono stato a New York per lavoro, a novembre, ho cercato sull’Internet se ci fossero librerie belle e negozi di penne e quaderni belli, e ho scoperto McNally Jackson, che è entrambe le cose: una catena di librerie indipendenti e anche di negozi di penne e quaderni - a SoHo ci sono una libreria piuttosto grossa e due negozi piccini affiancati, uno solo di penne e uno solo di quaderni, che mi hanno regalato un pomeriggio post lavoro molto soddisfacente e hanno amaramente vessato il mio portafoglio.
(Forse un giorno dovrei scrivere della mia passione per le penne e i quaderni, ma quella è tutta un’altra nicchia che non so quanto ho il tempo di approfondire pubblicamente)
Insomma, dalla libreria ovviamente non potevo uscire a mani vuote, e anche se ho cercato di limitarmi sono uscito con un libro di cui non sapevo niente e che però mi aveva incuriosito un sacco dal riassunto sull’aletta, sembrava proprio carino: mi sbagliavo.

“There is no antimemetics division” è una bomba.
L’inizio, sì, è carino: c’è un’organizzazione che si occupa di classificare, contenere e studiare gli Unknown, creature e fenomeni inspiegabili, e al suo interno c’è una divisione, la antimemetics division appunto, che si occupa degli Unknown antimemetici, che hanno meccanismi mimetici (sì, il gioco di parole memetici-mimetici è intenzionale) che permettono loro di sfuggire all’attenzione: ci sono ma non li vedi, sono lì ma non te ne accorgi, non è nemmeno possibile concepire la loro esistenza.
Sostanzialmente, parte come un X-files all’ennesima potenza, ma è solo l’inizio.
Anzitutto, come combatti una cosa che non puoi nemmeno pensare, se diventa ostile? E se diventa ostile al punto che ti attacca se anche solo la pensi? Senza spoilerare troppo, il device narrativo che usa Qntm è una serie di farmaci mnestici e amnestici che consentono agli operativi della divisione di cancellare e recuperare selettivamente dei ricordi, e che alla fine permetteranno, in qualche modo, di sfangarla, ma contro cosa?
I primi due terzi sono un ottovolante, succede di tutto a personaggi che sono gli stessi ma non lo sono per via dei farmaci di cui sopra, e sembra apparentemente tutto disarticolato, sconnesso e sostanzialmente matto in culo, al punto che mi sono detto “boh ok, bellissima l’idea, bellissimi i pezzi presi singolarmente ma si vede che questa roba è nata come una serie di racconti pubblicati a caso in rete, sono troppo sconnessi tra di loro”, e ancora mi sbagliavo.
Nell’ultimo terzo quello che sembrava un mucchio raffazzonato di bei pezzettini acquista coerenza, diventa un macchinario complicatissimo in cui ogni pezzo è esattamente dove deve stare, la storia prende un punto di vista più ampio e ti rendi conto che esiste effettivamente un tutto che racchiude tutte le parti, ed è maggiore della loro somma; ti rendi conto che la sensazione di disarticolazione con cui arrivi a due terzi di libro era assolutamente intenzionale, non era un effetto collaterale, e Qntm ti ha portato dove voleva senza che te ne accorgessi, ti ha trasmesso il disorientamento dei personaggi attraverso il modo in cui li ha fatti muovere, te l’ha fatto provare anziché raccontartelo.
Se non è essere uno scrittore eccellente questo, allora non so cosa.
Ma non basta: si sa, scrivere i finali è difficile, e in un contesto così intenzionalmente pieno di concetti “alti” e ineffabili sarebbe stato facile liquidare il finale malamente, dire “ah sì vabbè U-3125 è impossibile da comprendere quindi non sto neanche a spiegartelo, grazie ciao”, e invece.
E invece il finale è una bomba forse anche più del libro, perché in una scena che mette assieme “Eternal sunshine of the spotless mind” e il mondo delle idee di Platone caccia fuori un risvolto politico devastante, di quelli che ha solo la fantascienza davvero bella, che fa fare a “There is no antimemetics division” il salto da “gran bel libro” a “capolavoro”.
“People shouldn’t have to be afraid, Adam. […] Because otherwise those terrible things rule you and fear rules you and you can’t be who you really are. Freedom means no fear.”
“These things happen. And we say to ourselves, ‘Never again’. And a hundred years pass. And they happen. Again.”
Cinque stelle su cinque, con lode, abbraccio accademico e novantadue minuti di standing ovation.