Robert Jackson Bennett - Shorefall

Il mio rapporto con questo libro ha una storia travagliata: ho letto il primo della trilogia di cui fa parte in inglese, e mi è piaciuto, quindi sarebbe stato più che legittimo leggere anche gli altri due.

La santa donna con cui condivido il tetto domestico mi ha regalato il secondo, ma me l’ha regalato in italiano, e io le ho detto “grazie ma no grazie, voglio leggerlo in inglese”, per cui sono andato in libreria a cambiarlo con altri due, che tanto la mia wishlist è infinita, e mi sono detto che l’avrei comprato in inglese in seguito.

L’ho comprato infatti, mesi dopo, su Amazon, senza accorgermi che stavo comprando l’edizione in italiano anziché quella in inglese, e a quel mi sono detto che era destino che lo leggessi in italiano: niente di grave, col senno di poi, non ho notato niente nella traduzione che mi facesse storcere il naso e anzi, i nomi di diversi personaggi sono effettivamente in un italiano maccheronico, come Orso Ignacio e Crasede Magno, quindi tutto sommato leggerlo tradotto non è stata una tragedia.

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Traduzione a parte, com’è? È un bel libro?

Meh.

Svolge degnissimamente il suo compito di approfondire i rapporti tra i personaggi e far proseguire la storia, ma soffre del problema di tutti i secondi libri delle trilogie da “Le due torri” in poi: bello, per carità, ma alla fine ti lascia la sensazione di essere troppo interlocutorio, di lasciare ancora troppe cose appese, di non avere un vero finale.

Con il primo Foundryside non è così: finisce degnamente, la trama principale arriva alla sua conclusione e solo poi fa un “oh, and one more thing” stile Steve Jobs che apre alla trama del libro successivo, presentandoti il pericolo del nemico gigante incombente.

Qui invece, fatti salvi alcuni cambiamenti allo status quo, non si conclude niente, anzi: ci sono un sacco di fili narrativi lasciati appesi tanto poi si chiuderà tutto (spero) nel libro successivo.

Poi per carità, prima del finale appeso è comunque un ottimo libro, anche se mezza spanna sotto il precedente: il sistema magico è lo stesso, molto interessante, e i protagonisti e gli antagonisti sono molto fighi, ben caratterizzati e ben approfonditi, però in molti casi non sono approfonditi a sufficienza proprio perché “fidati ne parliamo poi”.

Insomma, bello nel contesto della trilogia ma niente di che in assoluto.

Due stelle e mezza su cinque.