Classico libro che da solo non mi sarei comprato, ma che ho ricevuto in regalo dalla persona meravigliosa con cui condivido il tetto, che in effetti mi conosce e sa quando un libro potrebbe piacermi.
Più che altro, conosce la mia passione per l’enigmistica in generale, quindi sapeva che con questo mi avrebbe comprato facile, anche se realisticamente stava in un punto della libreria dove non guardo mai, ha una copertina da cui non mi sarei fatto catturare e il riassunto sull’aletta è al più da “mah, si carino, meh”, quindi, appunto, io non l’avrei comprato e col senno di poi avrei sbagliato, dai.

È una simpatica storiella di anziani enigmisti che si riuniscono a vivere in una comune per farsi compagnia, e di un bambino cresciuto da tutti quanti assieme che, alla morte della fondatrice, cerca le proprie origini, ovviamente tramite enigmi lasciatigli dalla fondatrice suddetta.
Non ci sono divinità, mostri giganteschi o poteri magici incredibili né in ballo ci sono le sorti del mondo intero, ci sono solo un po’ di arzilli anziani che progettano enigmi e vivono assieme e un regazzino che fa un’avventuretta per Londra alla ricerca di sé stesso e trova, ovviamente, l’amore, l’amicizia e il proprio posto nel mondo, ma sapete che c’è?
C’è che non c’è per forza sempre bisogno delle divinità, dei mostri e dei poteri magici incredibili per godersi un bel librino, a volte uno può anche gustarsi una storia più piccina che si legge in fretta, che scorre liscissima e che ti fa sentire come un film del pomeriggio nel periodo natalizio, con una cioccolata calda e una merenda buona.
Detesto la letteratura intenzionalmente e artificiosamente cozy, ma non saprei in che altro modo definire questo libro che non cerca di esserlo, cozy, ma lo è molto meglio di tanti altri (“Legends & Lattes” di stocazzo, sto guardando te).
Tre stelle su cinque.