Mi considero un discreto appassionato di enigmistica: non compro la settimana (o il mese) proprio tutte tutte le settimane, ma in estate sì, e riesco quasi sempre a risolvere anche gli schemi indicati come “difficile”.
Ho quindi un sacco di ammirazione per la famiglia Bartezzaghi tutta: ovviamente per la combo padre-figlio che della settimana sono e sono stati colonne portanti, ma pure per Stefano, che scrive spesso cose molto interessanti per noi appassionati di parole.
Come sa chi ha parlato con me per più di due minuti, come la povera sfortunata con cui condivido la vita, sono anche un discreto grammar nazi, e presto molta attenzione alla correttezza grammaticale, sintattica e logica di tutto ciò che leggo e ascolto (lo so, questo non mi rende particolarmente simpatico il più delle volte).
Insomma, quando in un giro in libreria mi è caduto l’occhio su questo, l’ho comprato immediatamente:

Bartezzaghi + enigma + errori da scovare in un testo: cosa posso chiedere di meglio?
In realtà, quello che ho ottenuto è persino più di così.
È un libro narrato dal punto di vista di un correttore di bozze che, in cento capitoli, parla del suo lavoro e, soprattuttto, del (presunto?) suicidio di un autore con cui lavorava, ma - ecco dove sta il trick - in ognuno dei cento capitoli ci sono dieci errori di vario tipo: possono essere grammaticali, come parole scritte scorrettamente o maiuscole o accenti sbagliati, fattuali, come quando, nel primo capitolo (spoiler!) si dice che Gianni Rodari era ligure ma in realtà era piemontese o quando i passi di un libro realmente esistente su cui sta lavorando il narratore vengono riportati in maniera scorretta, o ancora logici, quando alcune informazioni nel libro contraddicono quelle presenti in altri capitoli.
Ovviamente però il gioco non si ferma allo stanare i 1000 errori nel libro: tra le dieci parole corrette di ogni capitolo ce n’è una che, assieme alle altre novantanove, compone un messaggio segreto, e mi limiterò a dire che anche quel messaggio segreto non è la fine dell’enigma.
Insomma, è un insieme di enigmi davvero ostico, ma mai, almeno per me, al punto da dire “no vaffanculo è troppo cerco la soluzione”, anche perché non credo si trovi facilmente (ma c’è): ho trovato degli indizi online tra conversazioni di altre persone che ci si sono cimentate, ma mai abbastanza da togliermi il gusto della sfida, e sono arrivato alla soluzione finale sufficientemente gratificato.
Nel suo essere molto ostico e sfidante, però, è davvero bello, e da ogni pagina trasuda anche un grandissimo amore per i libri e la letteratura, che condivido e che mi è piaciuto quasi quanto gli enigmi in sé.
Non è assolutamente un libro per tutti, ma a me è piaciuto molto.
Quattro stelle su cinque.