Sapevo di questo libro che Tamsyn ha scritto prima della saga della Locked Tomb, ma in inglese è praticamente introvabile, o si trova a cifre improponibili per cui nonostante l’amore infinito che provo per lei, per Gideon, Nona, Ianthe e tutti gli altri personaggi matti della saga mi ero faticosamente trattenuto, fino a quando non l’ho trovato, tradotto, in libreria l’altro giorno, e a quel punto è stato impossibile resistere.
Ma che roba è, “Princess Floralinda and the Forty-Flight Tower”?
Per farla brevissimissimissima, se dovessi riassumerlo in una frase sola, è “Tamsyn Muir che fa Terry Pratchett”.

L’ambientazione è un fantasy abbastanza classico, ci sono i draghi, i goblin, le viverne e tutte le altre creature magiche che ci si aspetterebbe, ma soprattutto ci sono una principessa, una fatina, una strega cattiva e dei principi - o almeno, si intravedono i principi.
La principessa Floralinda è stata rinchiusa dalla strega nella stanza in cima alla torre del titolo, ma - e questo è il setup del libro - i principi che provano a salvarla vengono regolarmente mangiati dal drago che c’è al piano terra, per cui dopo un po’ smettono di arrivarne, perché, e questo invece è il primo flash dello sguardo distaccato e cinico à la Terry Pratchett della voce narrante, i principi rimasti in vita semplicemente si rendono conto che l’impresa di salvare Floralinda dalla torre è una di quelle per cui non vale la pena.
Floralinda si ritrova quindi da sola in un contesto che non le è familiare, abituata com’è a essere la stereotipica principessa rincoglionita delle fiabe, e si deve rimboccare le maniche e darsi da fare, per la prima volta, da sola: fin qui niente di nuovissimo, ci ha persino fatto un film sottovalutato la Disney (“Come d’Incanto”), ma, appunto, il valore aggiunto è la voce narrante di Tamsyn, che sia direttamente che tramite il grillo parlante della storia, la fatina Ragnatela, non risparmia mai le scudisciate verso l’inettitudine della principessa.
Morale, Floralinda, all’inizio sculando, poi diventando sempre più efficace, arriva ovviamente al piano terra della torre e conclude il suo viaggio dell’eroe che è, ovviamente, un’allegoria del viaggio dei bambini verso l’età adulta, in un crescendo di autonomia e agency, e una volta arrivata in fondo c’è l’inevitabile ribaltamento di prospettiva che cambia il modo di intendere tutta l’impresa e porta verso un finale non solo giusto, ma anche molto molto ben scritto, col ribaltamento suddetto che viene offerto dalla strega in una frase sola, affilatissima, che non spoilererò.
Non era scontato che il finale fosse così bello: dopotutto, l’altra opera grossa di Tamsyn Muir, la saga della Locked Tomb, un finale ancora non ce l’ha, e anche se dovrebbe averlo, non si sa ancora quando uscirà “Alecto the Ninth”, per cui c’era una possibilità che Tamsyn fosse “solo” bravissima a scrivere ma non così brava a scrivere i finali.
Dopo aver letto come finisce la storia di Floralinda, mi sento di dire che posso aspettare Alecto a oltranza, perché so già che sarà bellissimo - però per favore Tamsyn scrivi sto cazzo di libro.
In ogni caso, Floralinda cinque stelle su cinque, è obiettivamente una bomba.