Ero molto contento quando la proposta di questo giro del #mastobookclub è stata un libro di un’autrice che avevo addocchiato da tempo, perché avrei preso i proverbiali due piccioni con una fava.
“Vicious” non è il libro più famoso di V.E Schwab, ma è uno di quelli che il booktok dice “oh guarda che è bello pure questo, non solo “The Invisible Life of Addie LaRue”, ringraziami poi”, e ecco, come dire, non penso che leggerò anche l’altro tanto presto.
Ma andiamo con ordine: nel mondo di “Vicious” ci sono persone con i superpoteri, che li acquisiscono dopo esperienze di premorte, perché la loro voglia di restare aggrappati alla vita è tale da far sviluppare delle capacità sovrumane, che dipendono dal tipo di attaccamento alla vita che ha il soggetto in questione e dal suo carattere in generale.
“Dipendono” in maniera molto lasca, nel senso che quando un personaggio e il suo superpotere si prestano a questa narrazione viene spiegato esplicitamente, altrimenti se serve che un personaggio abbia un determinato superpotere per esigenze narrative ce l’ha e basta, cosa che peraltro succede ai due protagonisti: Victor può comandare il dolore delle persone a piacimento ed Eli guarisce, ma non si sa perché nessuno dei due abbia esattamente queste capacità e non altre, mentre altri personaggi minori si meritano lo spiegone del motivo per cui sanno fare quello che sanno fare.
In particolare, l’ultimo EO (così si chiamano le persone con i superpoteri) che compare nel libro è un assoluto deus ex machina, che arriva dal nulla nell’ultimo quarto di libro e svolta un conflitto che fino ad allora pareva in equilibrio, o comunque sospeso: il conflitto non si risolve del tutto perché come in ogni storia di supertizi che si rispetti la morte, se c’è, è temporanea, e comunque figurati se di questi tempi si scrive un finale chiuso, che un seguito non si nega mai a nessuno.

Fa così cagare, quindi?
No dai, non del tutto.
La dinamica tra i due personaggi, che gli hashtag del booktok definirebbero “friends to enemies”, o “#F2E” che noi giovani non abbiamo la soglia dell’attenzione per gli hashtag troppo lunghi, è piuttosto carina e mi ha ricordato un po’ “The Prestige” nel raccontare due rivali che si spingono a vicenda oltre le proprie possibilità solo per superare l’altro: forse questa è la parte migliore del libro assieme all’ultimo quarto che, nonostante il deus ex machina, ha un discreto grado di suspence e scorre molto bene.
A parte questo, però, i superpoteri sono raccontati malino e l’idea di base che rappresentino una versione estrema e soprannaturale della persona che eri già (ma solo quando fa comodo alla narrazione) è uno stratagemma abbastanza trito e ritrito, visto che lo usava, per dire, già Heroes svariati anni or sono e già allora non brillava per originalità.
Allo stesso modo, il tono da Young Adult (o YA come dicono gli stessi giovani di prima) fa sì che molte cose siano spiegate in maniera troppo semplice e didascalica: l’idea di saltare avanti e indietro nel tempo tra quando nasce il conflitto tra i protagonisti e il presente in cui si risolve è carina, ma spiegarmi quando è ambientato ogni capitolo nel titolone del capitolo anziché farmelo capire mi dà l’idea che tu autrice mi consideri troppo stupido per arrivarci da solo, o non ti consideri abbastanza brava a scrivere per farmelo capire in un altro modo.
Insomma, come dicevo a Marco per convincerlo - senza successo - a non mollarlo al 6%, il livello è più o meno quello dei King “minori”, tipo “Buick 8” o “The Dome”, e in effetti, ripensandoci a freddo, è un livello piuttosto basso.
Due stelle su cinque.